giovedì 18 febbraio 2016

La Memoria della Shoah - Marco Battaglia


In occasione del Giorno della Memoria, la Prof. ci ha proposto un'attività di cineforum su un film molto particolare, "Train de vie", che ha suscitato in noi reazioni forti e anche contrastanti. Tutti abbiamo creduto e sperato fino all'ultimo che almeno quel treno si fosse salvato. Ma poi... si è acceso il dibattito. C'è chi ha apprezzato la scelta del regista e chi assolutamente no. Sicuramente nessuno di noi è rimasto indifferente, come è giusto che sia in questi casi.
Ecco uno dei commenti al film di un nostro compagno, Marco Battaglia, che con spirito critico spiega la sua delusione.



Premetto che questi sono i miei pensieri e potrebbero non coincidere con quelli degli altri.

Io non ho  mai visto un film sulla Shoah, però, in concomitanza con il giorno della memoria, ne ho visto uno a scuola. "Train de vie" ridicolizza la Shoah. Racconta di un villaggio di ebrei dell’est Europa che, per scappare ai nazisti, organizza un finto treno di deportati che porterà tutti in salvo in Terra Santa. Poi si rivelerà tutto un sogno di Schlomo, ideatore del piano di fuga, e in realtà tutti sono in un campo di concentramento. Shlomo è il pazzo del villaggio e la voce narrante del film. In realtà lui non è pazzo, ma finge di esserlo, per essere esonerato dalle responsabilità  e quindi scappare dai drammi della vita. Apprezzo questa idea del regista, ma non così tanto l’interpretazione che ne ha voluto dare. Mi spiego meglio: questo film riesce quasi a fare sorridere, ma non capisco il motivo di questa scelta. Perché il regista ha atteso così tanto prima di fare emergere il dramma? Io non ne vedo il bisogno! Nella Shoah non c’è niente che non sia drammatico e quindi non bisogna costruirci sopra dei racconti quasi umoristici. Non condivido il pensiero del regista (e di altri dopo di lui come ad esempio Benigni ne "La vita è bella") secondo cui ridere è un altro modo di piangere, perchè i fatti vanno divisi in due grandi categorie inseparabili: i fatti tristi e i fatti felici. La Shoah rientra chiaramente tra i fatti tristi e di conseguenza un film su di essa deve far piangere.



Commento a faccina:    L

Marco Battaglia

lunedì 15 febbraio 2016

Scrittura creativa giallo - Matteo Brembilla

Non poteva mancare nel nostro blog un avvincente giallo ambientato in una scuola! Il nostro compagno Matteo Brembilla ne ha scritto uno davvero interessante...

IL GIALLO DELLA SCUOLA

Il 30 gennaio 2016 un fatto raccapricciante ebbe luogo nella scuola secondaria Saint Bartholomew di Blackbird Leys. Il corpo senza vita di uno studente fu ritrovato nei bagni del 3° piano: gli era stata tagliata la gola. La polizia fece chiudere i bagni per 3 giorni e radunò tutti gli studenti, tutti gli insegnanti e gli impiegati della scuola per interrogarli. Il famoso e astuto Sherlock Holmes si occupò di ascoltare tutti quanti. Gli alunni spiegarono di non aver notato nulla di strano, ma una professoressa spiegò che il ragazzo morto era antipatico a tutti (fatto taciuto dagli alunni per timore di essere sospettati). Uno studente in particolare, però, si era sempre mostrato ostile nei confronti del compagno. Il ragazzo in questione non si vedeva quasi mai a scuola, ma stranamente proprio il giorno dell'omicidio era presente. Si chiamava Philip Tomson, aveva 18 anni e guidava già l'auto. La professoressa spiegò come era fatta la vettura: rossa, decappotabile, con una striscia nera che partiva dal cofano e arrivava fino al bagagliaio. La carrozzeria era unica nel suo genere perchè era creata da lui stesso. Philip teneva sempre i fendinebbia accesi per farsi notare e se ne vantava coi compagni. La docente disse all'ispettore di chiedere il numero di Tomson ai suoi compagni per rintracciarlo. Ottenuto il numero da uno studente di nome Jeff, Holmes risalì velocemente alla posizione del ragazzo. Dopo un furioso inseguimento sul King George Boulevard, Philip perse il controllo dell'auto e andò a schiantarsi contro un palo. Una volta dimesso dall'ospedale, Philip venne interrogato dall'ispettore, ma risultò avere un alibi di ferro confermato dai sui genitori. Sherlock passò ad interrogare tutti gli impiegati della scuola, ma un bidello non rispose all'appello. Sherlock si informò sulla sorte dell'uomo, ma gli fu risposto che non si presentava al lavoro da 3 giorni. Nessuno però aveva notato la sua assenza, perchè l'uomo era molto schivo e non si era mai inserito nell'ambiente scolastico. Sherlock intuì dunque che doveva essere lui il colpevole e diede l'ordine di rintracciarlo. I suoi agenti risalirono all'albergo dove si era rifugiato, vicino all'autostrada, ma una volta giunti sul posto, scoprirono che l'uomo se ne era già andato. Avendo saputo dalla receptionist che il loro sospettato aveva acquistato un biglietto per la navetta diretta all'aeroporto, gli agenti si lanciarono sul posto a sirene spiegate e riuscirono ad acciuffarlo appena un attimo prima che l'aereo decollasse. Interrogato dagli inquirenti, l'uomo, di nome Max Williams, ebbe un crollo e confessò di aver ucciso il ragazzo perchè gli faceva spesso dei dispetti, ad esempio sporcando dove aveva appena pulito. Dopo la confessione, nonostante la ritrattazione suggeritagli dal suo avvocato, il verdetto della giuria, al processo, fu inevitabilmente di colpevolezza. Il giudice lo condannò a vent'anni di reclusione. L'ispettore Sherlock aveva così assicurato un altro criminale alla giustizia.



Matteo Brembilla


Scrittura creativa fantasy - Marco Battaglia


Un racconto fantasy, questo nato dalla penna del nostro compagno Marco Battaglia, in cui la lotta tra bene e male avviene per l'oro. Praticamente, senza il fantastico, ciò che avviene da secoli e che purtroppo sempre accadrà...
Buona lettura!


Il gigante buono



È questo il nome che tutti avevano affidato al re del villaggio di Zac. Era altissimo e aveva una forza fisica inimmaginabile, ma stava sempre dalla parte dei buoni e li difendeva. Tutti gli volevano bene e lui non esitava mai ad aiutare gli altri con la sua forza. Tutto questo era bellissimo, ma la pace nel villaggio di Zac non era destinata a durare. A Tumbler, un villaggio poco vicino, la popolazione era sempre costretta a lavorare per il re Tumbl. Lui non era mai contento, più aveva e più voleva e un giorno chiese che gli venisse dedicato e costruito un palazzo tutto d’oro. Subito si scatenò una caccia all’oro, che non era mai abbastanza, né prima né dopo mesi e mesi di ricerche. A un certo punto però gli abitanti, stanchi delle condizioni di lavoro pessime, decisero di fare guerra al re. Dopo guerre sanguinarie il re mise a tacere la rivolta con degli incantesimi. Tumbl ordinò subito ai suoi sudditi di invadere il villaggio di Zac, che era ricchissimo d’oro. Ed è così che si presentava realmente il villaggio: un posto dove c’è la guerra e re Tumbl voleva l’oro. Lui era cattivissimo e stava addirittura rapendo degli abitanti di Zac, per poi chiedere loro un riscatto. In quel periodo il gigante buono era molto lontano da Tumbl ma, appena gli arrivò la notizia dell’invasione, non esitò a partire. Il viaggio era lungo, ma lo affrontò con determinazione e coraggio. Tumbl si spaventò subito alla vista del gigante buono che arrivava su un possente cavallo bianco, ma si era armato per ogni evenienza. Gli scagliò subito contro una freccia al potere di elisir che, all’istante, lo rese suo servo. Il suo compito era quello di aiutare Tumbl a raccogliere l’oro. Ma davvero il gigante buono poteva fare questo al suo villaggio? Sottomettersi al nemico? Di certo non poteva ma, per ora, non si poteva negare l’evidenza, perché lui era lì con Tumbl a svuotare i terreni dall’oro. Con gran dispiacere i racchiani tornarono a Mempis (la capitale) che non era ancora stata invasa. Ma è proprio in questo momento che il gigante buono si dimostrò per quello che era veramente: un unico essere formato da quattro parti. Questo segreto era custodito solo da lui e nessun altro lo sapeva. Tumbl pensava di poterlo controllare, ma in realtà aveva controllo solo di una parte di lui. Così il gigante buono potè finalmente pensare a come liberarsi e gli venne immediatamente un’idea. Pensò:<<Gli sto facendo credere di essere al suo servizio, ma se passassi un altro minuto così farebbe una brutta fine, quindi mi devo contenere. Inizio a non rispondere più ai suoi comandi al fine di innervosirlo. Dopodichè gli spiego che praticamente non ha nessun controllo su di me>>.  Così disse a Tumbl, alzandosi e buttando per terra tutto l’oro: <<Non hai nessun controllo su di me! Sto facendo apposta e in questi minuti ho capito che sei un codardo, losco e traditore viziato dalle ricchezze. Se vuoi tutto il nostro oro te lo devi guadagnare e non rubare! Se vuoi tutto il nostro oro, combatti!>> <<Certo che combatto!>>disse Tumbl di tutta risposta convinto ancora di poter vincere. Il gigante buono sfoderò subito una spada da non si sa dove, mentre Tumbl farneticava con degli incantesimi inutili. La lotta ci fu comunque, ma durò meno del previsto, dato che Tumbl si ritirò subito. <<Giurami che non toccherai più il nostro oro, sarà meglio per te e per il tuo villaggio!>>furono queste le parole del gigante buono.<<Certo, non sfiorerò più il tuo villaggio. Andro a prendere  l’oro che mi serve da Poor. Anche il suo villaggio è ricco d’oro.>>

E così il gigante buono tornò a Mempis vittorioso e fu acclamato nei secoli.


Marco Battaglia

sabato 13 febbraio 2016

Leggere è...anche continuare a credere a Babbo Natale!

Per le vacanze natalizie, la Prof. ci ha consigliato la lettura di un libro poco conosciuto ma molto affascinante: Lettere di Babbo Natale di Tolkien!
E' un libro un po' insolito, ricco di lettere, con testo inglese a fronte, disegni, storie divertenti e spunti di riflessione, nato con uno scopo molto poetico...fare in modo che non solo i figli dell'autore, ma anche tutti i suoi lettori non smettessero mai di credere alla magia del Natale!
Ecco il commento di una nostra compagna, Alice Senafarre....




Questo libro è stato scritto da John Ronald Reuel Tolkien, meglio conosciuto come l’autore de il Signore degli Anelli e altri testi fantasy, tra cui proprio questo. A prima vista il libro sembrerebbe adatto ai bambini, invece no, anzi, è tutto l’opposto è adatto proprio a tutti.

Ogni anno i figli di Tolkien ricevevano una lettera di Babbo Natale di risposta a quella che erano soliti inviare; a volte era scritta tutta tremolante (data la vecchiaia dell’autore!) in fretta e furia e con dei bellissimi disegni o schizzi colorati, in cui erano descritti tutti gli allegri preparativi al Polo Nord in occasione della visita annuale di Babbo Natale. La maggior parte delle volte avvenivano dei disastri causati quasi sempre dall’Orso Polare, il braccio destro di Babbo Natale, la cui irrefrenabile curiosità e senso dell’umorismo portavano a molteplici contrattempi. Alcune volte era lo stesso Orso a scrivere le letterine, con la sua grafia inesperta e i suoi tanti errori di ortografia!

Le buste potevano essere trovate in casa, altre volte a portarle era il postino; e le lettere scritte dai bambini stessi scomparivano quando nessuno era presente in casa.

Quando ho letto questo libro ne sono stata molto attratta e secondo me è un libro molto bello, interessante e soprattutto divertente.

Lo consiglio pienamente a tutti!!!            

Alice Senafarre


Scrittura creativa fantasy - Christian Calabrese


Una pagina di diario fantasy, un'epica lotta tra il bene e il male raccontata dal nostro compagno Christian Calabrese!
Buona lettura!


23 maggio 1873

Ho calcolato ogni minimo dettaglio. Tra meno di venti minuti sarò evaso da Azkaban e proverò a uccidere Xandar una volta per tutte. Lui era un mago potentissimo, re delle terre oscure, che un tempo poteva distruggere un esercito intero con un semplice gesto. Stava conquistando numerose terre, minacciando gravemente la vita della nostra gente. Ancora io e il mio popolo non sapevamo che cosa ci sarebbe aspettato. Tre mesi dopo abbiamo riunito tutti i maghi più forti al mondo, quasi 500.000, e ci siamo diretti da Xandar per mettere fine a questa storia. I suoi seguaci erano solo 100.000 e non ci abbiamo messo molto a ucciderli tutti. Così lo abbiamo catturato e abbiamo fatto un rito molto antico. Xandar era troppo potente per essere distrutto, quindi avremmo dovuto privarlo del suo potere immenso. Io ero il prescelto, essendo l’unico a poter contenere i suoi poteri, ma lo avevamo sottovalutato. Quando sembrava ormai finita, nel bel mezzo del rito, lui si era liberato e ci aveva colpito violentemente con un’onda d’urto. Poi aveva portato i corpi dei sopravvissuti ad Azkaban ed è per questo che io sono qui. Quello che però non sapete è che, anche se lui ha interrotto il rito, io sono riuscito a rubargli una buona metà del suo potere, sufficiente a distruggerlo. Appena un giorno fa ho ricevuto la notizia da una mia spia che Xandar è debole ed è per questo che adesso è giunto il momento di evadere.

Con questo potere in mio possesso sono riuscito a scappare da Azkaban in men che non si dica,  e, essendo sicuro che ora lui è molto più debole, devo raggiungerlo prima che sappia la notizia della mia evasione. Appena lo raggiungo, uso i miei poter per fare quattro copie identiche di me stesso, ed appena lui si accorge che sono lì, le mie copie lo attaccano simultaneamente circondandolo. Lui le distrugge in un colpo solo roteando come una trottola, ma appena si accorge dell’inganno è troppo tardi. Lo attacco da sopra e lui cade a terra. Si rialza immediatamente ed usa uno tra i suoi poteri più forti. Richiama a sè il drago di Barundar, una tra le bestie più feroci al mondo, pensando di sorprendermi, ma ciò che lui non sa è che, essendomi preparato a questa evenienza, avevo già chiesto al maestro Adon come avrei potuto batterlo e lui mi aveva detto queste parole <per controllare il drago di Barundar ci vuole grande concentrazione; basta deconcentrarsi un attimo per perdere il controllo della bestia. A quel punto devi pronunciare la parola Yundar, così il mostro sarà tuo>. Infatti schivo i colpi del drago e, appena ne ho l’occasione, colpisco Xandar con una palla di ghiaccio. Questo lo tiene occupato tanto quanto basta per prendere io il controllo della creatura che al mio comando lo attacca ferendolo gravemente. E’ finita, ho vinto. Lo finisco con un colpo e subito vado a recuperare i pochi compagni ancora vivi imprigionati ed a diffondere la notizia. Oggi finisce il regno del terrore di Xandar.

Christian Calabrese


Lego..che passione!



Una delle tante passioni di noi adolescenti che non immaginereste mai sono proprio le costruzioni Lego! Ebbene sì, al contrario di quello che comunemente si possa pensare, non sono solo giochi da bambini, ma un passatempo impegnativo e appassionante per noi ragazzi, e anche per gli adulti! Ci vuole molta concentrazione e capacità, oltre che tecnica, pazienza, fantasia e esercizio! Ecco quindi a voi qualche slide che possa chiarire la storia e l'evoluzione delle costruzioni, scritta da uno dei più grandi esperti in materia, il nostro compagno Edoardo Bedetti!


Lo Stato sono io...

Durante la lezione di storia abbiamo visionato un filmato sul Re Sole e sulla Reggia di Versailles tanto interessante che due nostre compagne, Irene Bottazzi e Elena Casella, hanno deciso di scrivere una sintesi e un commento personale su questa figura così affascinante.

           
Biografia

Figlio di Luigi XIII di Francia e di Anna d'Austria, nacque il 5 settembre 1638 nel castello di Saint-Germain-en-Laye. La nascita fu considerata eccezionale e miracolosa, essendo avvenuta dopo ventitré anni di matrimonio trascorsi senza che la regina avesse partorito alcun figlio o figlia, tanto che il padre gli conferì il nome di Luigi Deodato, poiché la sua venuta al mondo fu vista come una grazia del Cielo. Luigi XIII e sua moglie Anna ebbero inoltre un secondo figlio, Filippo, duca d'Orleans, nato nel 1640.
Aveva quasi cinque anni quando il Re, suo padre, morì di infarto. Luigi ereditò il trono di Francia e fu nominato reggente come la madre, che gestì il potere assieme al Primo Ministro, il cardinale Mazzarino. Questi resse le sorti della Francia per molti anni e fu così influente che solo alla sua morte, avvenuta il 9 marzo 1661, Luigi poté assumere effettivamente i poteri.
  
Un po  di storia

L'aristocrazia francese, detta “di spada”, era formata da  famiglie di antica nobiltà che possedevano vastissime proprietà terriere e si erano distinte grazie alle loro capacità guerriere. Negli ultimi decenni del 1500 i Re di Francia iniziano a vendere le cariche di giustizia. Gli acquirenti delle cariche erano i borghesi più ricchi. La nuova aristocrazia venne chiamata nobiltà di toga.
Nel 1610 salì al trono Luigi XIII, il quale poteva contare sulla collaborazione del cardinale Richelieu che si pose due obiettivi: rinforzare il potere della monarchia e fare della Francia una grande potenza internazionale, che all’epoca era l’Inghilterra. Richelieu creò gli intendenti, nuovi funzionari a cui venne dato il compito di amministrare la giustizia e le tasse, poiché la grande nobiltà cercava di porre fine al potere del re.
La più violenta rivolta armata durò dal 1648 al 1653 e fu la “rivolta della Fronda”. Il re era Luigi XIV, che aveva solo 10 anni.  Nel 1661, dopo la morte del cardinale Mazzarino (successore di Richelieu) Luigi concentrò nelle proprie mani tutti i poteri e si impegno' a ridurre il potere dell’aristocrazia.
A Varsailles Luigi XIV fece costruire una splendida reggia, dove impose di risiedervi ai nobili di Francia. Egli diede a quest’ultimi incarichi onorifici privi di reale valore e, togliendo loro ogni funzione politica, li fece arrivare al ruolo di cortigiani. La vita di corte era regolata da una rigida etichetta. Le regole chew ne facevano parte avevano uno scopo preciso. Il simbolo del re era proprio il Sole perché immagine di grandezza e splendore. Infatti con il soprannome di Re Sole, Luigi XIV è passato alla storia.
<<Lo stato sono io>>, è una frase che disse Luigi per far capire che tutto in Francia ruotava intorno a lui e dipendeva da lui. Infatti lui esercitava un potere assoluto.
Per indicare un sistema di governo come quello di Luigi alla Francia nacque il termine assolutismo.
La lingua francese si diffuse tra le persone di ogni paese e sostituì il latino nei rapporti fra Stati.
Luigi XIV, affiancando agli aristocratici governatori di provincia, diede agli intendenti grandi poteri per far sì che quelli perdessero ogni autorità. Facendo questo il controllo regio sulle province aumentò. Il re iniziò ad intervenire nella vita economica del paese e favorì lo sviluppo di manifatture reali. Sulla base del mercantilismo, Luigi sostenne l’attività delle Compagnie francesi di navigazione.
Iniziò a perseguitare la religione minore degli ugonotti pensando che minacciassero il suo potere, così decise, nel 1685, di annullare l’editto di Nantes e revocare la libertà di culto. Allora gli ugonotti si rifugiarono in Olanda, Svizzera, Inghilterra e Germania.
Il Re Sole cercò di imporre in tutta Europa il predominio francese scatenando una serie di guerre. Le principali forze europee si allearono contro di lui e, una volta sconfitto, con il trattato di Ryswick del 1697 lo costrinsero ad abbandonare molte sue terre conquistate e bloccarono i suoi tentativi di espansione.
Nel 1700 morì il re spagnolo e, non essendoci eredi, Luigi, poiché aveva sposato una principessa spagnola, pretese che la corona andasse a suo nipote; ma Inghilterra, Olanda, Austria, Portogallo e Savoia si misero contro la Francia dando inizio alla guerra di successione spagnola (1702-1714). Quando si giunse alla pace a Utrecht (1713) e a Rastatt (1714), Filippo Borbone (nipote di Luigi) diventò re di Spagna, ma dovette cedere qualche terra.

CURIOSITA

Luigi XIV era piuttosto basso di statura, per questo indossava regolarmente tacchi alti e grandi parrucche ricciolute. Lui aveva un reggia immensa dove c’era un grande numero di stanze, decorate da statue, specchi, affreschi,... ma come era consuetudine all'epoca, anche nella reggia vi erano pochi servizi igienici. Il giardino comprendeva un bosco, parecchie fontane,...

IL NOSTRO COMMENTO

Questo argomento ci ha ispirate perché è abbastanza divertente e con questi piccoli riassunti, ricavati anche dal nostro libro di testo, speriamo di avervelo illustrato in modo ancora più divertente e spiegato in modo accurato. E se qualcuno avesse la curiosità di vedere il filmato che vi abbiamo accennato, può cliccare sul link di seguito!


Raistoria: Luigi XIV, il Re Sole

 
Irene Bottazzi e Elena Casella

venerdì 12 febbraio 2016

Scrittura creativa giallo - Elena Casella


Un racconto giallo avvincente e dal ritmo serrato questo scritto dalla nostra compagna Elena Casella!
Buona lettura!

OMICIDIO IN METROPOLITANA A NEW YORK


È la sera del 14 febbraio 1995,  la città è tappezzata di cuori e cuoricini e le persone sembrano tutte assai allegre. Alle 21.00 circa sento un urlo starnazzante provenire dalla metropolitana appena sotto di me. Sono l’investigatrice Olivia, come posso non andare a vedere cosa accade?
Scendo le scale freneticamente e proprio lì, davanti ai miei occhi, la signora Till è a terra con del sangue sulla schiena ed un coltello ancora infilato tra le scapole; rimango circa un minuto a fissare la donna e penso a cosa fare. Una cosa ragionevole, chiamare l’ambulanza. Digito il numero. Entro cinque minuti vedo arrivare l’ambulanza seguita da polizia e carabinieri. Devo capire chi è stato ad uccidere una donna così gentile con tutti, o forse no, magari aveva litigato con qualcuno. Provo ad indagare e da molte prove, tra cui la telecamera delle scale della metropolitana, penso sia stato il Sig. Garlen. Decido di andare a fare due chiacchiere con questo uomo che dice di essere innocente riguardo all’omicidio della signora Till.
Mi congedo con il signore e vedo che ha qualcosa sotto la giacca, assomiglia proprio al coltello con cui è stata uccisa la signora, ma decido di fare finta di niente, preferisco indagare un altro po’.
Vado a fare visita alla Signora Till in ospedale. Sembra ancora messa male. Vedo in lontananza arrivare Loris, il miglior investigatore che io conosca. Chiacchieriamo un po’, così posso notare che la signora Till e il Signor Garlen nemmeno si conoscevano e non ci sarebbe stato nessun motivo per ucciderla. Concordo con Loris e ci salutiamo. Escludendo il signore presunto, decido di tornare alle indagini. Magari la signora Christal può darmi qualche informazione sulla vittima, visto che si conoscono da una vita. Alla fine della chiacchierata mi accorgo che la signora Christal sembra un po’ impacciata nel parlare dell’avvenimento. Purtroppo devo scappare per trovarmi con Loris al ‘Cafè’ e scambiarci ancora quattro chiacchiere. Parlo a Loris della conversazione appena avvenuta con la Signora Christal. Lo vedo sempre più sicuro di quello che deve dirmi. Lui mi racconta che con alcuni sui colleghi ha fatto ricerche sul computer delle chat tra la Signora Till e la signora Christal.
Forse siamo riusciti a risolvere il caso. Fuori dalla vita privata le due signore sembravano davvero amiche, ma sotto sotto c’erano dei giri di soldi e, a quanto pare, la signora Christal pretendeva molti verdoni che la signora Till non aveva. Facciamo confessare la signora Christal di essere stata lei ad uccidere la Signora Till. Finalmente un altro caso è stato risolto. Sono davvero felice e lo è anche il mio carissimo amico investigatore Loris.

Elena Casella

TravelFoscolo2.C - Itinerario gastronomico della Germania


Complimenti a Edoardo Bedetti, Simone Belotti, Matteo Brembilla e Andrea Chironi!
Buon percorso gastronomico della Germania a tutti!

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TravelFoscolo2.C - Itinerario gastronomico della Spagna (dolci)


Complimenti a Irene Bottazzi e Charlotte Von Mallasz!
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TravelFoscolo2.C - Itinerario gastronomico della Spagna (vini e secondi piatti)


Complimenti a Edoardo Bedetti, Simone Belotti, Andrea Chironi e Edoardo Murgia!
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Complimenti a Marco Battaglia, Andrea Biadigo, Christian Calabrese e Davide Fazio!
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giovedì 11 febbraio 2016

Scrittura creativa fantasy - Andrea Biadigo

Una fiaba fantasy da leggere tutta d'un fiato questa scritta dal nostro compagno Andrea Biadigo!
IL MOSTRO ACCHIAPPACANI

Ugo era un ragazzo di dodici anni che viveva allegramente con la sua famiglia e il suo fido cane Balù in una cascina in montagna.
Come tutte le mattine il ragazzo, accompagnato dal suo cane, uscì di casa per andare a fare legna nel bosco.
Mentre Ugo tagliava un ceppo di faggio, Balù gironzolava allegramente inseguendo una farfalla. Finito di raccogliere la legna il ragazzo chiamò il suo cane per ritornare a casa ma non lo vide né sentì... si guardò intorno disperato ma del cane nessuna traccia, era scomparso nel nulla! Ugo, spaventato, andò alla sua ricerca. Ma più si addentrava nel bosco più questo diventava buio e scuro...
Improvvisamente si trovò innanzi una pianta secca e dal cavo di questa uscii un'ombra che man mano si trasformò in un mostro che, con un ghigno malefico, disse a Ugo di avere il suo cane e che era sua intenzione trasformarlo in un goblin.
Il ragazzo, spaventato dalla minaccia, chiese al mostro cosa avrebbe dovuto fare per liberare Balù. Il mostro rispose: “ Se vuoi il tuo cane devi trovare il mio regno e venirtelo a prendere!”
Al ragazzo venne in mente che qualche giorno prima, passeggiando con il suo cane, aveva visto una caverna nel bosco e aveva pensato che solo un mostro avrebbe potuto vivere lì, quindi si incamminò verso di essa.
Durante il percorso Ugo dovette affrontare molte difficoltà che gli impedivano di proseguire facilmente ma, grazie all'aiuto di una lucertola parlante, riuscì a superare tutte le prove che gli si presentavano nel sentiero.  Sino a quando, arrivato a un bivio, incontrò un'aquila traditrice che gli indicò appositamente la strada sbagliata. Infatti, dopo pochi passi, si trovò immerso in una nebbia. Ugo si sentì bruciare gli occhi e per il dolore istintivamente li chiuse, ma quando li riaprì non vide più niente. Intanto le radici degli alberi gli avvolgevano le gambe come serpenti. A tastoni cercò il suo coltello nello zaino e con esso si liberò delle radici, ma nel tentativo di fuggire cadde in una buca e proprio in quel momento la sua vista ritornò. Era disperato... non sapeva più cosa fare... quando si ricordò della fune che aveva nello zaino. Grazie ad essa riuscì ad uscire, ritornare al bivio e prendere la strada giusta. Camminava con circospezione finché incontrò uno scoiattolo che lo rassicurò, spronandolo ad andare avanti.
Dopo qualche passo si ritrovò in una caverna dove c'era il mostro che, nonostante Ugo avesse superato tutte le prove, non aveva nessuna intenzione di liberare Balù. Il ragazzo era comunque molto felice perché aveva visto che il suo amato cane era sano e salvo, ma non poteva abbracciarlo perché era rinchiuso in una gabbia legata al soffitto.
“Ridammi il mio cane” urlò il ragazzo. Ma il mostro rispose con una risata di scherno. Il ragazzo cercò di spaventarlo con minacce, ma il malvagio continuava a ridere. A questo punto Ugo, spazientito e raccogliendo tutte le sue forze, prese il coltello dallo zaino e lo scagliò in alto tagliando di netto la corda che teneva la gabbia e liberando Balù. Riprese poi il suo coltello al volo e lo lanciò verso il mostro trafiggendogli il cuore. Il corpo del mostro ucciso si dissolse in una nuvola e svanì nell'aria. E come lui, alla sua morte,  il malvagio regno svanì e al suo posto apparve un prato verde e ricco di fiori colorati dove gli animali potevano correre in libertà.
Finalmente libero Balù corse incontro al suo padrone e felici ritornarono a casa… ma  Ugo non trovò più la legna che aveva raccolto e dovette così ricominciare a farne.

Andrea Biadigo






mercoledì 10 febbraio 2016

Scrittura creativa fantasy - Davide Fazio

Un altro fantastico racconto fantasy vogliamo condividere con voi...questo scritto dal nostro compagno Davide Fazio!

Oliver e l'orso nero

In un lontano paese londinese è nato un bambino molto coraggioso fin dalla nascita. Suo padre è stato un soldato dell'esercito e, già prima del suo arrivo, i soldati dovevano sconfiggere il grande orso nero che attacca solo quando c'è la luna piena. Oliver, il nome del bambino, si sveglia presto tutte le mattine, si veste e corre per 12 km nel bosco per andare nel centro della città a comperare il pane. Passano gli anni e Oliver ormai ne ha diciassette. Sopraggiunge una grande carestia e i suoi genitori muoiono, mentre Oliver cerca qualche cervo da uccidere e mangiare. Dopo l'accaduto Oliver lascia la sua casa ed incomincia a viaggiare. Dopo tre mesi di cammino Oliver si rifugia nella casa in cui abita il misterioso mago di Oz. Lui prova a sconfiggere il grande orso nero, si capisce dalla cicatrice che attraversa tutta la faccia in modo obliquo. Il mago gli insegna per molti anni la magia. E' il 24 gennaio 1945 e questa notte c'è la luna piena. Verso le tre del mattino si sentono provenire delle urla dalla città e le guardie dell'esercito corrono sul posto per catturare l'orso, ma questo è più furbo e veloce e scappa via con la preda tra le fauci. Oliver è ormai un mago e deve rimpiazzare il suo maestro Oz perché è morto di peste nera che invade la città. Prima di morire Oz gli dice di cercare Marcus Rider, un suo ex allievo. Dopo tre settimane Oliver trova Marcus e anche lui come Oliver vuole sconfiggere il grande orso nero. Il 13 febbraio c'è ancora la luna piena e i due premeditano la strategia per scoprire qual è la tana dell'orso. Sono le due del mattino, l'orso prende la sua preda e scappa, Marcus e Oliver lo inseguono. E' mattina, i due si svegliano in mezzo a un bosco desolato e non sanno dove andare, ma per loro fortuna il terreno è inzuppato e sono rimaste le orme dell'orso. A metà del percorso trovano le ossa delle persone che l'orso ha mangiato e sono scomparse pure le tracce. I due alzano lo sguardo e vedono davanti ai loro occhi una grande grotta a forma di orso gigante, entrano e vedono l'orso seduto su un trono in pelle. L'orso, quando li vede, li attacca subito ma non può mangiarli perché è giorno. Oliver gli dice che sono stati mandati dal re per non fargli attaccare più la città ma l'orso rifiuta e così cominciano a lottare. Dopo ore di combattimento l'orso promette di non attaccare più la città e i due ritornano a casa. Appena usciti dalla grotta l'orso prova a riattaccarli, ma Oliver è pronto, fa una magia contro di lui e gli congela il cuore. Passano molti anni, Oliver trova l'amore e va a vivere nella casa in cui è nato senza paura perché ormai l'orso è sconfitto.

Davide Fazio

Lezioni di...Musical! - Alice Senafarre

Non si vive di sola scuola!!! Ciascuno di noi nel pomeriggio e nel tempo libero coltiva una o più passioni, più o meno professionali, individuali o di gruppo...sport, musica, lingue, teatro, cinema!!! E allora perché non condividere con voi anche le nostre esperienze extrascolastiche?!  


Da circa sette anni frequento un corso pomeridiano di musical. Le lezioni comprendono varie attività che vengono svolte in un’ora e mezza alla settimana. Gli elementi principali sono la danza vista sotto vari aspetti (la danza classica, la danza moderna e le danze popolari) correlati da tanto allenamento e riscaldamento alla sbarra e in centro; il canto, l’educazione al ritmo con piccoli strumenti a percussione e la recitazione con testi e copioni creati da noi ragazze con l’aiuto dell’insegnante. Ogni anno prepariamo uno spettacolo che realizziamo in un teatro. A me piace tantissimo frequentare le lezioni di musical, innanzitutto perché adoro ballare e cantare, poi perché la recitazione mi aiuta ad esercitare la memoria e a vincere la mia timidezza. Questo tipo di attività molto divertente e movimentata mi aiuta anche a sfogare la tensione, a rilassarmi e a svagarmi. Quando provo i balletti e i canti mi sento felice e realizzata! La consiglio a tutti come un’esperienza da provare!


Alice Senafarre

martedì 9 febbraio 2016

TravelFoscolo2.C - itinerario linguistico della Germania


Complimenti a Ethel Chee, Anna Colombo, Alice Guarisco, Edoardo Murgia e Giorgia Stimolo!
Buon percorso linguistico della Germania a tutti!

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TravelFoscolo2.C - itinerario linguistico della Spagna


Complimenti a Andrea Biadigo, Elena Casella, Anna Colombo, Isabel Magnelli!
Buon percorso linguistico della Spagna a tutti!

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TravelFoscolo2.C - itinerario naturalistico della Germania


Complimenti a Elisa Barsella, Irene Bottazzi, Marta Mantero, Charlotte Von Mallasz!
Buone percorso naturalistico della Germania a tutti!


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TravelFoscolo2.C - itinerario naturalistico della Spagna


Complimenti a Ethel Chee, Enrico Gilardoni, Alice Guarisco!
Buon percorso naturalistico della Spagna a tutti!

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TravelFoscolo2.C - itinerario storico-artistico della Germania


Complimenti a Carlotta Butti, Elena Casella, Isabel Magnelli, Alice Senafarre!
Buon percorso storico-artistico della Germania a tutti!


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TravelFoscolo2.C - itinerario storico-artistico della Spagna


Complimenti a Carlotta Butti, Marta Mantero e Alice Senafarre!
Buon percorso storico-artistico della Spagna a tutti!!!


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lunedì 8 febbraio 2016

Scrittura creativa fantasy - Irene Bottazzi


Che fantasia Irene Bottazzi! Divertitevi anche voi a leggere l'avventura dell'eroina del racconto...

Ero sulla barca per andare in Grecia; passate due ore iniziò una tempesta, meno male che ero vicino a riva …

… scesi dalla barca e all'improvviso sentii un terremoto, che mi buttò a terra. Mi alzai e vidi subito che un vulcano stava fumando e pensai che dopo due o tre giorni avrebbe eruttato. Quindi decisi di costruirmi un rifugio su un albero con dei rami, (mio padre mi ha insegnato molto). Quando spuntò il sole, però, mi attaccò un drago e mi portò sopra una montagna; la regina Sabrina mi chiese di salvarla. Io non capivo cosa dicesse, quindi chiesi <<lo ripeta meglio per favore>>. Lei mi disse <<ci sono persone che vogliono disintegrare il regno degli unicorni. Il loro corno fa ringiovanire, per questo Luciferos vuole togliere loro i corni. Ti affido il mio Canedragococcoloso per andare dagli unicorni, tieni, mi raccomando, avrai anche una ricompensa, riceverai dei poteri>>. In quel momento non potevo resistere, e le risposi <<ok>>. La mattina seguente presi il Canedragococcoloso e partii. Iniziai a vedere 5 unicorni, poi 10 e poi 20, insomma una cosa fantastica. Da lontano vidi Luciferos. Con il Canedragococcoloso mi avvicinai, e iniziai a minacciarlo. Lui se ne andò dicendo <<tornerò>>. Io veloce veloce con il Canedragococcoloso andai dalla regina Sabrina, le chiesi dei poteri per sconfiggere Luciferos. Una volta ricevuti, mi diressi verso la città degli unicorni. Vidi Luciferos che stava attaccando uno strano aggeggio su un corno. In quel preciso istante, urlai <<stai fermo!>>, gli lanciai lo sputo coccoloso (si tratta di uno sputo di fuoco). A quel punto mi avvicinai e iniziai a lottare a mani nude. Dopo un calcio, un pugno e delle coltellate, mi stancai e gli lanciai il piede di ferro infuocato su tutto il corpo, e lo spiaccicai per terra. Lo portai dalla principessa Sabrina, che decise di sotterrarlo; lo feci e con i poteri ricevuti creai la Unicornolandia, e una cuccia gigante per il mio compagno di viaggio il Canedragococcoloso.


Irene Bottazzi

Scrittura creativa fantasy - Alice Guarisco


Un'avventura fantasy da leggere tutta d'un fiato quella della nostra compagna Alice Guarisco...

KRISTINA E LA TIGRE

Kristina stava cercando di orientarsi nella fitta foresta amazzonica con il suo amico fedele Mr. George, quando sentì un fruscio provenire da dietro una pianta, alle sue spalle.
Si girò di scatto facendo sobbalzare la scimmietta posata sulla sua spalla, che fece un verso di stupore.
“Sssh, George” disse Kristina sussurrando.
Passarono pochi attimi, quando da dietro la pianta uscì con un salto una tigre gigantesca.
Kristina prese subito il suo più affilato coltello dal piccolo borsellino ormai rovinato, che portava a tracolla e si diresse verso l'animale feroce. Si accorse subito di un dettaglio che le era sfuggito dallo stupore dell'incontro: la tigre possedeva due enormi ali scure, ricoperte di spuntoni che sembravano di acciaio.
La scimmietta si coprì i piccoli occhietti con le mani e si nascose nel borsello di Kristina.
La tigre dalle grossi ali fece un rumoroso ruggito e dalle sue enormi fauci fuoriuscì una fiammata di un azzurro acceso, quasi accecante.
Kristina provò a schivarla, facendo un salto a destra, e ci riuscì.
La bestia si precipitò verso di lei, che però riuscì a lanciare il coltello con tutta la sua forza, facendolo penetrare nella carne, fino ad arrivare al cuore. La bestia fece un ruggito dal dolore, fino a che scoppiò in un'enorme quantità di sabbia fluorescente.
Kristina si lasciò cadere a terra, sfinita.
Passò qualche minuto, quando George uscì dal borsellino di pelle e iniziò a leccarle la spalla sinistra. Sentì un forte bruciore e quando posò lo sguardo sul punto da cui proveniva il dolore, si accorse che la sua spalla era ustionata e che ne fuoriusciva parecchio sangue. Non si lasciò spaventare da una così piccola ferita.
Sicuramente era molto meglio dell'enorme cicatrice che partiva dalla sua guancia e arrivava fino a poco sopra l'ombelico.
Si rialzò da terra, prese in braccio George e si incamminò verso il sentiero che portava al villaggio.

Alice Guarisco

Leggere è...

Ecco a voi la recensione di una delle serie più gettonate del momento tra noi adolescenti (e non solo)...AFTER!
La parola alla critica letteraria Alice Guarisco...



L'After "originale" è stato scritto su Wattpad, una fantastica applicazione che permette di leggere e scrivere fanfictions o libri di altro genere gratuitamente.
Anna Todd era una semplice scrittrice che con il tempo riuscì a raggiungere fino a un miliardo di visualizzazioni con la sua storia d'amore pubblicata online.
After è una serie di 5 libri, che lasciano il lettore con il fiato sospeso perché sono l'uno la continuazione dell'altro.
La storia è ricca di colpi di scena e suspense ed è forse questo il motivo che ti porta a non smettere più di leggere questa fantastica serie. 
Tutti e cinque i libri sono molto scorrevoli e semplici e il bello di After  è proprio lo stile, che appassiona dalla prima all'ultima pagina.



Hardin e Tessa, i protagonisti, sono due ragazzi uno l'opposto dell'altra.
Lui è un ragazzo affascinante, arrabbiato con il mondo (a causa della sua infanzia distrutta), arrogante e strafottente.
È pieno di tatuaggi, due piercing e spesso cerca di affogare i suoi orribili ricordi nell'alcool.
Lei, invece, è una semplice ragazza acqua e sapone, con ottimi voti a scuola e un fidanzato perfetto come lei.
Decide di iscriversi al college di una  nuova città lontana da casa (dove la madre non era riuscita a laurearsi, tempo prima) e lì incontra Hardin.
Tutto nasce per una scommessa tra Hardin e i suoi amici che causerà tanta sofferenza a Tessa, ma poi, l'intelligenza, la semplicità e l'inesperienza di Tessa sconvolgeranno tutte le certezze di Hardin.

La storia si concluderà  con il tanto, sperato e atteso lieto fine?! Lascio a tutti voi il piacere di scoprire il finale leggendola fino all'ultima pagina.

Alice Guarisco

sabato 6 febbraio 2016

Scrittura creativa giallo - Anna Colombo


Ecco a voi un altro racconto giallo, scritto dalla nostra compagna Anna Colombo.
Chissà se riuscirete a trovare l'assassino prima di Sandra Regan? Occhio agli indizi!

Il primo caso di Sandra Regan

Io l’ho sempre detto: al mondo ci sono tante bestie, ma il tradimento e il denaro sono le peggiori; queste infatti possono portare ad uccidere anche le persone più innocue e perciò insospettabili. All’epoca ero solo una giovane agente, un’apprendista per l’appunto: capelli color ebano spettinati dalla brezza mattutina che soffia su St. Francisco e quell’ aria da snob, che mi rendeva più professionale assieme al mongomeri nero firmato, perché quello mi faceva sentire più adulta. All’inizio della mia carriera lavorativa duettavo con un’esperto medico legale, a cui ero particolarmente legata non solo in ambito lavorativo, ma anche in ambito familiare: la mia stimata sorella maggiore, Kristen Regan. Per chi non lo sapesse io sono Sandra Regan e questa è la mia storia. La mattina del 18 novembre 1998, una voce tormentava le vie della maestosa St. Francisco: la signorina Caroline Smith era stata assassinata durante la sua odierna ronda serale. La salma era stata ritrovata davanti ad un locale sulla tredicesima strada. Ad averla ritrovata era stata la figliastra, Giuliette Hunt, la quale, scossa dall’accaduto, era stata accompagnata a casa dai federali. Ad accoglierli era stata la domestica, la signorina Rachel, presente in casa per compensare l’assenza del signor Hunt, padre di Giuliette, nonché un noto uomo d’affari in giro per il mondo. Che tra la vittima e la figliastra non ci fossero buoni rapporti si sapeva, ma la povera Giuliette sembrava davvero scioccata dall’accaduto. Intanto, Kristen, aveva rilasciato la relazione dell’autopsia con tanto di foto e catalogazione dell’arma; un pugnale ripiegato all’estremità, tipo un uncino che era stato brutalmente conficcato nella giugulare della povera Caroline, la quale, nonostante la cruda morte prematura, conservava quel sorrisetto da seduttrice che l’aveva portata a conquistare uno dei più  potenti uomini della città. Tutto rientrava nella normalità, se così si può chiamare in ambito di un omicidio, tranne due piccoli dettagli considerati da me irrilevanti, ma molto importanti nello svolgimento del caso: il cadavere, sul corpo, presentava degli ematomi causati da alcuni spintoni che la vittima stessa aveva ipoteticamente subito ante morte. Ciò mi portò a ipotizzare che la povera Caroline, prima di morire, si trovasse nel locale anche se le cause erano incerte. Inoltre, sulle scarpe della vittima avevamo ritrovato di un alcolico di tasso superiore a quello previsto dalla legge. “Scarpe curiose per una passeggiata” mi fece notare Kristen; infatti la vittima portava delle scarpe laccate nere tacco dodici, sicuramente molto scomode per una semplice passeggiata. Così decidemmo di andare a interrogare il capo del locale, un omaccione di mezza età, con l’aspetto tipico del ex galeotto. Durante l’interrogatorio, notai una chiazza bianca sul pavimento causata, come ci aveva spiegato il locandiere, dalla caduta di un alcolico molto pregiato. Lui confermò i nostri sospetti e, anche se a fatica, riuscimmo a farci dare dei dettagli in più, che avrebbero motivato la ronda di Caroline: la donna, infatti, si recava abitualmente al locale per incontrare un amante  segreto che rintracciammo faticosamente. Il suo nome era Daniel Holdbrook, un ragazzotto di mezza età molto affascinante, il quale dichiarò di non avere ucciso Caroline Smith e ci diede la cosiddetta “chiave del caso”. Il giorno seguente ci recammo in casa Hunt, dove trovammo conferma alle nostre ipotesi grazie ad un’accurata analisi di laboratorio delle scarpe di Giuliette, le quali erano notevolmente corrose sulla suola a causa dell’alcolico versato sul pavimento del locale e, inoltre, presentavano dei residui di sangue compatibile a quello della vittima. Il giorno seguente tornammo in casa Hunt, questa volta con un mandato d’arresto per Giuliette, che confessò di averla uccisa involontariamente: voleva solo spaventarla un po’, per evitare che la matrigna rivedesse nuovamente l’amante. Tutto era iniziato con una lite che si era trasformata in una carneficina ove Giuliette aveva avuto la meglio. La scena si era svolta fuori dal locale, per questo non avevamo potuto usufruire della testimonianza degli altri ospiti del locale. Alla fine non mi rimaneva che dire:”il caso è risolto!”. Confesso che , se ci ripenso, un po’ mi spiace per Giuliette; in fondo aveva solo reagito istintivamente nei suoi limiti di adolescente molto protettiva nei confronti del padre, ma conserverò nel cuore il mio primo caso investigativo.

Scrittura creativa giallo - Christian Calabrese

Un'altra avvincente versione del racconto giallo sulla Signora Brown, questa scritta dal nostro compagno Christian Calabrese!!!

L’OMICIDIO DELLA SIGNORA BROWN

Il 14 Giugno 1981 era un giorno come tanti a Los Angeles quando, alle 8:32 di mattina, il vicino di casa della signora Brown bussò alla sua porta, come ogni sabato, per svegliarla. Era un compito che gli era stato richiesto dalla signora stessa perché essa non amava svegliarsi col suono della sveglia e, parole sue, “se non venisse svegliata da qualcuno, si alzerebbe alle 13:00”, vista l’età di ben 81 anni. Quel giorno aveva trovato stranamente la porta aperta e, essendo lei una donna molto ricca, aveva pensato subito ad un ladro. Di corsa tornò a casa sua, prese la mazza da baseball di suo figlio e, con fare eroico, si precipitò nella casa della vicina gridando che era armato e che non aveva paura. Percorse il piccolo corridoio dell’entrata, poi controllò nella camera da letto, e, notando che Maria non c’era, si allarmò. Appena entrato nella sala notò subito il corpo inerme della vicina. Subito chiamò l’ambulanza pensando che fosse svenuta o morta a causa della sua età. L’ambulanza non arrivava mai e quando finalmente lo fece trasferirono immediatamente la paziente all’ospedale con la massima urgenza, ma ormai non c’era più niente da fare. Maria Brown venne dichiarata deceduta il 14 giugno 1981 alle 8:52 di mattina al White Memorial Medical Center di Los Angeles. Una volta morta, vista la ricchezza della deceduta, i medici fecero subito l’autopsia e solo una settimana e mezza dopo, il figlio di Maria Brown, Carlo Red, seppe i risultati. Essa non era morta per vecchiaia, ma era stata avvelenata con l’arsenico, un veleno potentissimo solubile al contatto con l’acqua. Questo caso così importante venne affidato all’investigatore più bravo, intelligente e famoso del paese, Nelson White. Quest’ultimo, ancor prima di aver incominciato ad investigare, aveva un sospettato, il figlio. Per Nelson era abbastanza ovvio che esso, avendo una mamma così ricca, avrebbe voluto ucciderla per i soldi, ma, investigando meglio sulla vita del figlio, notò che non solo aveva un alibi di ferro (era andato all’acquario a vedere lo spettacolo dei delfini ed era stato anche visto da parecchie persone che potevano testimoniare a suo favore), ma non era così disperato da uccidere la madre. Aveva un posto fisso come impiegato e, nonostante stesse passando un periodo non molto bello, aveva molti risparmi e la madre (una donna molto generosa) lo avrebbe di sicuro aiutato e per ciò, di sicuro, non era stato il figlio ad ucciderla. Quindi doveva capire chi avrebbe tratto vantaggio dalla morte della signora. Sicuramente non era stato un ladro, perché non aveva rubato niente, ma di sicuro era un conoscente perché aveva aperto la porta con la chiave che evidentemente aveva lasciato lì per la fretta. L’investigatore era tornato nel luogo del delitto e dopo aver controllato tutta la casa aveva notato che qualcuno aveva lasciato nel lavabo una tazza con dentro ancora un po’ di tè e, facendola analizzare al laboratorio, aveva scoperto che dentro il tè c’era il veleno, quindi Nelson aveva potuto confermare che l’assassino era amico della vittima tanto da possedere le chiavi di casa e da poter entrare e persino parlare con la vittima. In quel momento era arrivato un suo collega che portava delle informazioni da lui richieste. A quanto pare Maria Brown aveva un giardiniere, un certo Mattia Green. Il suo alibi era credibile, ma Nelson non era molto convinto. Mattia aveva detto che era a casa con la sua famiglia, visto che il sabato era il suo giorno libero. Gli unici che potevano testimoniare a suo favore erano la moglie ed il figlio di 7 anni. L’investigatore non ci credeva minimamente, ma fino a quando non avesse avuto una prova schiacciante, il giardiniere non avrebbe potuto essere toccato. Questo finchè non venne fuori un articolo su un quotidiano. Esso diceva che il figlio di Maria Brown, Carlo Red, aveva perso la causa al tribunale per l’eredità della mamma, contro i vari ereditieri della fortuna. Dopo aver letto quell’articolo, a Nelson mancava l’ultimo tassello del puzzle per capire chi fosse l’assassino. Subito dopo si era precipitato dal notaio della deceduta e gli chiese chi fossero i vari ereditieri della fortuna di cui parlava il giornale. Per tutta risposta, il notaio gli consegnò una lista e l’investigatore subito notò una cosa. Maria era una donna molto generosa, tanto che aveva dato la sua eredità a molte persone. Milioni ad associazioni per aiutare i bambini malati di cancro, handicap e altre malattie gravi, un milione al figlio Carlo Red, un milione al vicino di casa che era stato tanto gentile con lei facendole molti favori, milioni a delle scuole di Los Angeles e un milione al giardiniere Mattia Green. Ormai era tutto chiaro! Era stato il giardiniere! Finalmente Nelson White era riuscito a scoprire l’identità dell’assassino e a capire cosa fosse successo in ogni minimo dettaglio. Mattia Green non avrebbe mai ucciso Maria se non fosse stato per il figlio Carlo. Il giardiniere sapeva che una volta morta, lui avrebbe intascato un milione di euro, ma il figlio voleva convincere la madre a non dare i suoi soldi a tutte quelle persone, ma a darli tutti a lui, il suo unico figlio. Aveva insistito per mesi e la madre stava iniziando a cambiare idea. Mattia capì che se avesse cambiato idea, non avrebbe mai intascato un milione di euro, quindi aveva deciso di uccidere la vecchia per intascare i soldi prima che fosse troppo tardi. Decise così di ucciderla. Sabato 14 giugno era entrato in casa con la scusa di farle un favore svegliandola. Lei si era alzata, si era seduta sulla poltrona in pelle del suo salotto e, nel frattempo, Mattia le aveva preparato il tè con dentro l’arsenico e appena lei bevve, morì. Dopo ciò, il giardiniere, aveva messo la tazza nel lavabo, ma, quando stava per lavarla, si era ricordato del vicino che ogni sabato doveva svegliarla. Guardò fuori dalla finestra e vide che si stava incamminando verso di lui. Non sapeva cosa fare e si era nascosto ad osservare i movimenti del vicino. Quando questo vide la porta aperta, scappò via e Mattia Green sfruttò l’occasione per fuggire, ma, nella fretta, si era dimenticato la chiave attaccata. Subito Nelson aveva mandato una volante ad arrestarlo e, dopo avergli spiegato come avesse fatto ad incastrarlo, lo mandò in tribunale dove il giardiniere era stato condannato alla pena di morte. Finalmente anche questo caso era stato risolto dall’investigatore Nelson White. 



Christian Calabrese

Scrittura creativa giallo - Andrea Chironi



Il caso della Signora Brown secondo il nostro compagno Andrea Chironi! Da leggere!

MORTE A LOS ANGELES

La  signora Maria Brown, una vecchietta arzilla di 81 anni, era proprietaria di una grande azienda vinicola. Era molto ricca, viveva a Los Angeles in una villa con piscina e giardino e aveva molta servitù. Aveva un figlio di nome Carlo Red che viveva in Europa per commerciare i vini di famiglia. Una sera alla settimana Maria andava a cena dal signor Grey, un grande giocatore di scacchi, suo vicino di casa e dava la serata libera alla servitù.
Così fece quella sera.
Tornata a casa, Maria, che era una persona molto abitudinaria, bevve come sempre una tazza di tè prima di dormire. La mattina seguente, la domestica, salita a portarle la colazione, la trovò morta nel suo letto. Con grande agitazione chiamò subito la polizia e l’ispettore Nelson White si presentò alla villa. Subito si mise ad indagare sulla  causa della morte.
Mandò i suoi collaboratori a cercare indizi e nella camera della signora Maria trovarono una tazza rovesciata con un avanzo di tè. La polizia scientifica analizzò il liquido e trovò tracce di un veleno molto potente che paralizzava la vittima e la portava alla morte.
Nelson White si mise a interrogare i sospettati: il giardiniere, la cameriera, la cuoca e il vicino di casa. Erano gli unici ad avere accesso alla casa. Però ognuno di loro aveva un alibi: la cameriera era  a cena con la sua famiglia, la cuoca era andata a trovare la madre in clinica, il giardiniere era andato a visitare l’acquario e il vicino, terminata la cena con Maria, era andato dagli amici per una partita a scacchi. Nelson si recò a verificate gli alibi. Arrivato all’acquario scoprì che la sera prima si era svolta una festa di beneficenza e gli invitati dovevano firmare un registro.
Ma l’ispettore si accorse che il nome di Mattia Green, il giardiniere, non risultava.
Tornato alla villa lo interrogò nuovamente mettendolo alle strette. Mattia, non avendo più chance, ammise di essere il colpevole. Spiegò di essersi vendicato perché Maria, essendo molto taccagna, non lo pagava e lui la odiava. I fatti si erano svolti in questo modo: il giorno prima aveva lasciato una finestra accostata, per rientrare alla sera e commettere l’omicidio. Così aveva avvelenato il tè di Maria con un veleno ricavato dalle bacche di una pianta che aveva in giardino. Si era anche informato della festa all’acquario, ma non era stato molto furbo a non firmare il registro.
L’ispettore Nelson lo arrestò immediatamente e risolse brillantemente il caso.

Andrea Chironi

Scrittura creativa giallo - Andrea Biadigo

L'ispettore Nelson White riuscirà a trovare il colpevole? Leggiamo come sono andati i fatti secondo il nostro compagno Andrea Biadigo!

L' OMICIDIO DELLA SIGNORA BROWN

La mattina di sabato 14 a Los Angeles il figlio di una vecchia signora, di nome    Maria Brown, andò a farle visita. La porta stranamente era aperta.. e quando il figlio entrò nella grandissima villa vide il corpo inerme di sua madre...
Il figlio di nome Carlo Red, chiamò la scientifica, la polizia e il famosissimo ispettore Nelson White. La scientifica scoprì subito che si trattava di un omicidio; probabilmente di uno strangolamento e notando l'orologio rotto della signora si scoprì che l'omicidio avvenne alle 10 di sera. Secondo le analisi l' attentatore aveva usato i guanti per ammazzare Maria, quindi non c'erano le impronte digitali.
I sospettati erano tre: il giardiniere, il figlio e il vicino di casa.
Vennero interrogati tutti: il giardiniere quella sera era in una discoteca insieme agli amici. Il figlio era a cenare dalla sua ragazza e il vicino di casa era al supermercato. Il più sospettato era Dog Grey (il vicino) perché non sopportava Maria Brown e perché il suo alibi era il meno convincente tra tutti.
Quindi Nelson White indagò l'alibi del vicino e arrivò alla conclusione...
Dog Grey era innocente, infatti le telecamere del supermercato lo avevano ripreso dalle 9:15 alle 10:05. I sospettati rimanevano due... il figlio... o il giardiniere...?
Nelson White cominciò a indagare partendo dal giardiniere. L'ispettore chiese agli amici di Mattia Green (il giardiniere) se fosse stato tutto il tempo con loro. Gli amici confermarono e mostrarono anche un selfie che si erano fatti.
Rimaneva solo il figlio..
Eppure Carlo Red aveva l'alibi più convincente, anche la sua ragazza affermava che lui era stato tutto il tempo a casa sua. Per essere più sicuro Nelson White controllò attentamente le telecamere della casa della ragazza e anche queste affermavano che Carlo era rimasto lì dalle 8:30 alle 11:00.
Sicuramente all'ispettore era sfuggito qualcosa... ma cosa...?
Nelson White entrò in casa del giardiniere, mentre lui non c'era, per cercare indizi. Rovistando nei cassetti trovò una copia delle chiavi di casa di Maria Brown, ma proprio in quel momento entrò in casa Mattia Green...
Senza perdere tempo l' ispettore interrogò il giardiniere che però negava di aver ucciso la signora e che le chiavi gliele aveva date per entrare in casa se avesse avuto problemi. Nelson non si arrese e andò subito in discoteca a guardare i filmati delle telecamere. Guardando attentamente ogni movimento di Mattia Green notò che mentre stava andando in bagno, senza farsi vedere, era uscito dalla finestra.
L'ispettore capì tutto...
Il giardiniere aveva rubato le chiavi di casa alla signora e le aveva copiate... Maria Brown era talmente gelosa della sua villa che non avrebbe lasciato a nessuno le sue chiavi. Poi la sera di venerdì 13 alle 10:00 Mattia Green entrò in casa di Maria, con le chiavi copiate, e mentre la signora Brown dormiva la strangolò. In discoteca c'era rimasto poco poi era scappato tramite il bagno e aveva ucciso la povera signora. (Gli amici erano al corrente del piano ma vollero difendere il loro amico). Poi il signor Green, dopo aver ucciso la signora, tornò in discoteca per dimostrare di esserci stato. Il movente dell'omicidio era che la signora Maria Brown non pagava il giardiniere e quindi Mattia la uccise per vendetta. Una settimana dopo il delitto, la polizia fece irruzione a casa di Mattia e lo arrestò per omicidio.



Andrea Biadigo

Scrittura creativa giallo

Tra i tanti generi letterari ce n'è uno che proprio ci ha messi alla prova: il giallo! Abbiamo lavorato in gruppo, ci siamo confrontati su movente, alibi, indizi, prove schiaccianti, ecc...alcuni hanno preferito scrivere individualmente, altri hanno inventato un racconto a catena, ma alla fine abbiamo elaborato dei fantastici gialli, ricchi di suspance!
Un gruppo ha scelto di accordarsi su vittima, assassino, detective e movente per poi elaborare racconti diversi personali...questi che stiamo per condividere ne sono un esempio! Buona lettura!



venerdì 5 febbraio 2016

Se fossi Dante...


Leggere Dante Alighieri, al quale abbiamo dedicato il titolo e l’ispirazione di questo blog, ci ha aperto molti orizzonti, ci ha incuriositi, ci ha sorpresi in molte parti, coinvolti e appassionati, a volte inorriditi e spaventati, ma mai lasciati indifferenti. È strano pensare che un poeta di settecento anni fa possa risultare contemporaneo sotto tanti aspetti e possa affascinare giovani lettori come noi! Dopo aver osservato la struttura dell’oltretomba dantesco, aver letto, commentato e ascoltato alcuni canti e ammirato i video della ricostruzione tridimensionale dell’Inferno, abbiamo volato con la fantasia e abbiamo finto di essere Dante, pensando a un Inferno contemporaneo, a quali peccati punire, con quali pene, con o senza contrappasso, a come strutturarlo,… Beh, tra i tanti elaborati originali, ce n’è stato uno, quello della nostra compagna Alice Senafarre, che ci ha colpiti particolarmente…che ora condividiamo con voi!



Se io fossi Dante e mi trovassi esattamente in quest’epoca che sto vivendo io, sarei molto triste e farei di tutto per salvare questo nostro pianeta che si sta autodistruggendo. Mi sentirei come un messaggero di pace e giustizia che vuole salvare il mondo, vuole purificarlo. Che disastro, analizzando ciò che mi sta intorno vedo tante cose negative: le guerre, il terrorismo, le armi, l’odio, la sete di potere. Gli uomini litigano, si ammazzano, si odiano, si insultano, si ingannano, rubano… Gli uomini trattano male gli animali, li uccidono, li abbandonano. E anche la natura, sempre a causa di molti uomini, è in pericolo! Il disboscamento! Se non ci saranno più piante mancherà l’ossigeno, il verde, la bellezza dei paesaggi; aumenteranno le frane. L’inquinamento delle acque: pesci che muoiono, petrolio ovunque!L’aria non è pura, c’è smog, non si riesce a respirare e ci si ammala. Che fare?

Dante ai giorni nostri si trova in un’epoca totalmente diversa dalla sua: la visione del mondo è eliocentrica, la tecnologia è super avanzata, non si può certo parlare di “Inferno” e di peccato e bisogna trovare una soluzione che faccia capire agli uomini che si stanno autodistruggendo. Se io fossi Dante quindi scriverei un libro dove parlerei delle brutture dell’umanità correlate da immagini anche cruente, ma reali, di fatti terribili che accadono ogni giorno. Poi organizzerei delle conferenze a livello mondiale per far capire agli uomini che stanno sbagliando e che l’energia positiva potrà salvare il nostro pianeta. Gli ingredienti sono: rispetto, pace, amore, armonia, bontà, gioia, felicità, benessere e serenità. Il rispetto deve diventare la legge unica del mondo. Non me la sentirei di punire nessuno e di collocare nessuno nei “cerchi” dell’Inferno, mi limiterei a predicare l’energia positiva e preferirei combattere il male con il bene. Sarà difficile salvare il Mondo in questo modo, ma almeno avrei fatto un tentativo. Dante diventerebbe un messaggero di pace e di giustizia e, forse, dando il buon esempio, si spera che la maggior parte degli abitanti della Terra lo potrebbero seguire e si purificherebbero come lui voleva davvero!      



Alice Senafarre